Dacci oggi la nostra plastica quotidiana

di Maurizio Buttazzo

Gli oggetti luminosi di Maurizio Buttazzo accompagnano da anni la Festa di Cinema del reale, contribuendo a definirne l’identità visiva e il modo stesso di abitare gli spazi del Castello. Composti da plastica e materiali riutilizzati, le installazioni modificano la percezione del luogo, trasformando terrazze, corti e percorsi in spazi di attraversamento, incontro e osservazione. La luce non viene impiegata come elemento decorativo, disegna percorsi, apre soglie, orienta lo sguardo e favorisce nuove modalità di relazione con l’architettura e il paesaggio. Gli spazi di passaggio diventano così luoghi di sosta e scoperta, mentre linee e geometrie luminose ne rivelano aspetti inattesi.

In questo dialogo continuo tra luce e architettura, spazi della socialità,  il terrazzo del Castello si presta a paesaggio in trasformazione, dove le installazioni di Buttazzo ridefiniscono temporaneamente i confini, invitando il visitatore a costruire, attraverso il movimento e lo sguardo, una propria esperienza dello spazio.

Maurizio Buttazzo

Maurizio Buttazzo è un fotografo, designer, artigiano, artista e inventore pugliese, fortemente legato al territorio del Salento. Si distingue nel panorama artistico per un approccio eclettico e socialmente impegnato, che unisce la creatività a un approccio critico e ironico su temi come consumismo, politica e questioni ambientali e sociali. Dopo aver mosso i primi passi nel mondo della fotografia e dei video, Buttazzo ha concentrato gran parte della sua attività sul concetto di riuso e riciclo creativo. Vecchi oggetti abbandonati e materiali di scarto vengono trasformati in pezzi di design unici, lampade e installazioni luminose. Tra i fondatori del centro culturale Manifatture Knos a Lecce, ha promosso progetti socio-culturali locali e internazionali,  ha curato allestimenti per eventi e progetti espositivi, ha esposto le sue opere a Torino, Roma e Parigi. Nonostante i traguardi raggiunti, mantiene un profilo riservato e un approccio ironico e disincantato verso la definizione stessa di “artista”.