Vulcano

di Efrem Barrotta

“Amo in te la sete eruttiva del vulcano,
l’aspirazione della notte profonda a incontrare il giorno,
il desiderio della sorgente generosa di stringere le otri,
ti voglio fiume di fuoco, la cui onda non conosce fondo.”
(Nazik al-Mala’ika)

 

Nel moto perpetuo del vulcano, nel suo esserci anche silente, trovo una forte analogia con l’umano: un movimento interiore infinito, a volte placido, a volte dirompente, sempre generativo.
Nel frame dell’eruzione, o in quello dell’attesa che precede l’esplosione, o in quello del respiro quasi meditativo successivo al caos, in quell’istante ho cercato di fermare le opere. Il Vulcano diventa una metafora del corpo, di ciò che si vede e di ciò che rimane nascosto.

Le opere sono realizzate attraverso stratificazioni di materiali di scarto, carte da affissione, ritagli di giornale, cartone, acrilici e monotipi su carta velina, consumati, graffiati, assemblati in un insieme materico e corporeo. Un’indagine sul tempo e sul processo di cambiamento che attraversa ogni forma di vita.

Efrem Barrotta